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Il Pane fresco, profumo di casa e natura selvaggia: un’esperienza sensoriale nel cuore dell’Appennino

Immaginate di svegliarvi al mattino, avvolti dal profumo del pane appena sfornato, mentre la luce del sole filtra attraverso le cime degli alberi secolari. Un’esperienza sensoriale unica, che unisce il calore familiare del pane appena sfornato all’atmosfera selvaggia e incontaminata del Parco della Majella.

In questo angolo di paradiso, dove la natura regna sovrana, il tempo sembra essersi fermato. I borghi antichi, incastonati tra le montagne, conservano ancora le tradizioni di un tempo, come la panificazione artigianale. Nei forni a legna, il pane viene preparato con ingredienti semplici e genuini, proprio come facevano i nostri nonni.

Il profumo del pane appena sfornato si mescola all’aria fresca e pulita del parco, creando un’atmosfera magica e suggestiva. Dopo una passeggiata tra i sentieri del parco, alla scoperta di orsi, lupi e cervi, non c’è niente di meglio che sedersi a tavola e gustare una fetta di pane caldo, accompagnata da formaggi e salumi locali.

Il Parco della Majella è un luogo dove i sapori autentici della tradizione si fondono con la bellezza selvaggia della natura. Un’esperienza indimenticabile per chi cerca un ritorno alle origini, un viaggio alla scoperta dei sensi e dell’anima. Intanto, nelle nostre case torna l’odore del pane, che si è fatto preannunciare da un’esimia pasta madre. Siamo tornati dinanzi ai quietati forni gestiti da mani esperte, abbiamo scoperto che il boschetto vicino casa, è abitato da frasche e rami capaci di donare nuovamente voce e luce ai nostri forni.  Per decenni abbiamo lasciato che le ragnatele avessero in piena disponibilità, quelli che in passato erano i caposaldi di ogni abitazione. Questa propensione al disconoscimento e all’abbandono, di una delle più sacre modalità di sostentamento, l’abbiamo praticata con testardaggine, sposando il mondo veloce, il mondo  dei sottovuoti, il mondo dei cibi pronti, il mondo dei cibi importati, il mondo dei cibi tenuti in caldo dalla plastica e dal polistirolo. Un mondo che ci ha dato tanto ci ha fatto sentire importanti, belli, capaci, immortali ed invincibili. Un mondo che oggi ci è irraggiungibile e che si rivela per molti aspetti prestigiatore, un mondo che ha acceso guerre ed è sordo ai pianti dei bambini, un mondo che velocemente si contagia e lentamente si ama e si protegge. Questa è una fame che seppur non solo di pane può essere pacata solo con il pane. Con il pane che come noi ha bisogno di un lievito madre, scaturente dalla combinazione di una nuova acqua, una nuova aria, un nuovo ambiente, tutto a condurre a un nuovo inizio. Come il pane abbiamo urgenza di riposare nella mesa amica, di lievitare a nuovo, di assumere forma di pagnotte genuine, di essere  battezzati dalla croce di chi ci prepara, di essere deposti in coperte semplici e calde affinché riprendiamo sicurezza e stima, di essere  accompagnati da canti di devozione e di allegria,  di acquisire fragranze nuove in forni roventi ma pinti. La nuova venuta si conserverà in stipi antichi, forti e sinceri che non temono gli inverni. Educhiamoci al mangiare, lasciamoci avvolgere dal profumo di prodotto appena sfornato e riscopriamo il piacere del pane fresco, quello che scalda il cuore e accarezza il palato.

 

Di Cesira Donatelli, scrittrice e collaboratrice di testate giornalistiche online

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